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Monete e valute

fonte: Commisione Europea


Monete e valute

Qual è il calendario del passaggio all’euro?

1° gennaio 2002 : le banconote e le monete in euro sostituiranno progressivamente quelle nazionali, che saranno ritirate dalla circolazione al più tardi entro la fine di febbraio. A quel punto, le valute nazionali non avranno più corso nelle operazioni quotidiane ; dopo questa data sarà
comunque possibile ancora per molto tempo cambiare in euro le vecchie banconote presso le banche centrali nazionali.
Sempre dal 1° gennaio 2002 non si potranno più usare le precedenti monete nazionali per le operazioni scritturali (assegni, contratti, contabilità, buste paga ecc.).

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Perché abbiamo dovuto aspettare fino al 2002 per l’introduzione delle banconote e monete in euro?

Soprattutto perché occorreva tempo per stampare i 12 miliardi di banconote e coniare i circa 50 miliardi di monete occorrenti. Si tratta di un’operazione su scala grandiosa : se fossero impilate l’una sopra l’altra, le monete in euro raggiungerebbero un’altezza di 78.870 km, ossia 1,4 milioni di volte l’altezza della Torre di Pisa. Messe l’una dietro l’altra, le banconote formerebbero un nastro lungo 1,9 milioni di km, ossia cinque volte la distanza dalla Terra alla Luna. Delle banconote, 10 milioni verranno immesse in circolazione il 1° gennaio 2002, mentre 4,5 milioni verranno tenute di riserva.

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Le banche possono addebitare delle spese ai clienti per la conversione del loro conto in euro, che deve avvenire entro il 31 dicembre 2001?

No, non possono.

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Per quanto tempo continueranno a essere usati gli attuali francobolli dopo l’introduzione delle banconote e monete in euro?

Attualmente sono in stampa nuove serie di francobolli che recano un valore espresso sia in euro che in moneta nazionale. Dopo il 1° gennaio 2002 essi saranno gradualmente sostituiti da francobolli denominati soltanto in euro.
Spetta alle autorità nazionali determinare i tempi di questa sostituzione come anche la durata di validità dei francobolli attuali rimasti inutilizzati, che potranno quindi variare da un paese all’altro dell’area dell’euro.

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Le monete metalliche che recano il simbolo nazionale di un paese dell’area dell’euro avranno lo stesso valore negli altri paesi?

Avendo corso legale in tutta l’area dell’euro, le monete manterranno ovunque lo stesso valore.

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La circolazione parallela di banconote e monete in euro e in valuta nazionale a partire dal 1° gennaio 2002 non porrà dei problemi?

I problemi più gravi saranno di ordine logistico. Come e dove conservare gli euro prima che entrino in circolazione ? Come e quando distribuirli ? Come, quando ed entro quali termini eseguire le operazioni di ritiro delle divise nazionali ? Secondo quanto è stato deciso, banche e commercianti saranno chiamati a svolgere un ruolo chiave nella distribuzione delle banconote e monete in euro e nel ritiro della valuta preesistente.
Essi dovranno essere in grado di gestire rapidamente i pagamenti in contanti che, per un certo periodo, potranno essere fatti sia nella precedente moneta nazionale sia nella nuova moneta, l’euro. Si tratterà però di un periodo piuttosto breve in quanto la maggior parte delle operazioni in contanti dovrebbero avvenire in euro già a metà del mese di gennaio 2002 e le vecchie monete e banconote nazionali saranno ritirate completamente dalla circolazione entro la fine del mese di febbraio.

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Per quanto tempo dopo il loro ritiro dalla circolazione sarà possibile cambiare in euro
le vecchie banconote e monete denominate in valuta nazionale?

La maggior parte della gente non avrà bisogno di cambiare in euro le banconote e le monete nazionali in suo possesso, perché le spenderà normalmente nei primi giorni del 2002. Quando andrà a rifornirsi di contanti in banca o ad un bancomat, riceverà degli euro. Il cambio dei contanti ancora non ritirati alla fine del periodo di doppia circolazione sarà disciplinato in modo diverso a seconda del paese. In generale, si può dire che le banconote e le monete nazionali andate fuori corso potranno essere scambiate con euro presso le normali banche per un certo periodo, che terminerà al più tardi alla fine del 2002 ma, in parecchi paesi, sarà molto più breve.
Successivamente le banche centrali continueranno a scambiare con euro le loro banconote per almeno dieci anni e, in qualche caso, per un tempo indefinito. Esse continueranno anche ad accettare le monete metalliche, ma per un periodo assai più breve : almeno fino alla fine del 2002, più a lungo in qualche paese.

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È una buona idea conservare alcune vecchie banconote e monete in valuta nazionale
dopo la loro sostituzione con l’euro?

Soltanto se si è spinti da motivi affettivi, perché al più tardi dopo il 28.2. 2002 tali banconote e monete non avranno più alcun valore se non saranno state cambiate in euro.

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Come verranno smaltite le banconote e monete degli Stati partecipanti dopo il loro
ritiro dalla circolazione?

Probabilmente in modo conforme alle prassi nazionali che, per quanto riguarda le monete, prevedono di solito il riciclaggio del metallo per il conio di nuove monete o per altri scopi.

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Che differenza c’è fra euro ed ecu?

L’ecu non ha mai avuto corso legale e non è mai stato rappresentato da banconote e monete ufficiali. In quanto paniere comprendente praticamente tutte le valute dell’Unione europea, è servito come unità di conto il cui valore dipendeva da quello delle monete che lo componevano. È diventato una riserva di valore nel senso che volumi notevoli di debito pubblico e privato sono stati denominati in ecu. Inoltre, è stato usato come strumento di pagamento tra le imprese, negli scambiinternazionali e - su scala molto ridotta - dai privati per transazioni mediante assegni e conti risparmio. Non è però mai stato una moneta vera e propria.
L’euro è invece una moneta a pieno titolo, emessa dalla Banca centrale europea, il cui valore - a differenza dell’ecu - non dipende da quello di altre divise "componenti". A decorrere dal 1° gennaio 1999 diventerà la valuta degli 11 Stati membri partecipanti. La sua introduzione si completerà il 1° gennaio 2002 con l’emissione di banconote e monete metalliche in euro.

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I tassi di conversione tra le monete nazionali e l’euro sono rimasti stabili durante il periodo di transizione?

Sì, perché i tassi di conversione tra le monete nazionali dei 12 Stati membri partecipanti e l’euro sono stati fissati in modo irrevocabile e quindi sono rimasti stabili per definizione. In tali paesi, le banconote e le monete metalliche nazionali saranno sostituite da banconote e monete in euro al più tardi al 28 febbraio 2002 ; a quel punto le unità monetarie nazionali degli Stati membri partecipanti cesseranno di esistere definitivamente a tutti gli effetti.

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L’introduzione dell’euro comporterà arrotondamenti a svantaggio del consumatore?

Il Consiglio ha adottato regole specifiche per garantire che gli arrotondamenti avvengano in modo equo. Per qualunque conversione dalle monete nazionali in euro, tali regole prevedono un arrotondamento per eccesso o per difetto al cent più vicino. Se il risultato si pone a metà, la somma viene arrotondata per eccesso. Ad esempio :
- se l’importo risultante dalla conversione è EUR 1,455, la cifra arrotondata sarà EUR 1,46 ;
- se l’importo è EUR 1,457, la cifra arrotondata sarà EUR 1,46 ;
- se l’importo è EUR 1,454, la cifra arrotondata sarà EUR 1,45.
Per conversioni dall’euro in una moneta nazionale, si applica la medesima regola di
arrotondamento all’unità divisionale più vicina della moneta in questione (ad esempio, pfennig per il marco tedesco oppure centime per il franco francese).

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Sarà necessario pagare per avere banconote e monete in euro in cambio delle vecchie valute nazionali?

No, a meno che chi chiede il cambio non abbia accumulato quantità enormi di banconote e monete nazionali. La Federazione bancaria dell’Unione europea ha dichiarato che le banche non addebiteranno alcuna spesa ai clienti che cambieranno in euro importi "ragionevolmente contenuti" di valuta nazionale.

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Come avverrà la conversione in euro di ammende, tasse, imposte e tariffe governative?

Sotto un profilo strettamente tecnico, tutti gli oneri governativi di questo tipo saranno convertiti ai tassi di conversione fissati tra l’euro e le monete partecipanti. I governi potrebbero tuttavia decidere di procedere a degli aggiustamenti qualora l’applicazione delle regole di arrotondamento adottate dal Consiglio nel giugno del 1997 determinasse importi poco gestibili.

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Perché i tassi di cambio bilaterali tra le monete partecipanti sono stati annunciati nel maggio 1998?

Per contribuire a guidare i mercati finanziari in previsione del varo dell’euro il 1° gennaio 1999, indicando che i tassi bilaterali erano la giusta base economica per determinare i tassi irrevocabili di conversione tra l’euro e le monete nazionali partecipanti. Il trattato sull’Unione europea prevede che tali tassi siano adottati dal Consiglio il 1° gennaio 1999 su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea. I tassi bilaterali delle monete partecipanti alla zona dell’euro serviranno a calcolare il cambio dell’ecu ufficiale il 31 dicembre 1998. Il trattato prevede inoltre la sostituzione dell’ecu con l’euro al tasso di un euro per un ecu il giorno successivo: ciò vuol dire che i tassi bilaterali serviranno anche a calcolare i tassi irrevocabili di conversione tra le monete partecipanti e l’euro.

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Quali decisioni sono state adottate per la doppia indicazione dei prezzi?

Alla base di tutte le decisioni in materia sta l’accordo concluso nel 1998, a seguito di estese consultazioni e discussioni organizzate dalla Commissione europea con la partecipazione di banche, commercianti, consumatori, portatori di handicap visivi e altri utenti, accordo secondo il quale la doppia indicazione dei prezzi è facoltativa e non obbligatoria.
L’accordo è stato applicato in modo diverso nei vari Stati membri : alcuni lo hanno reso direttamente operativo, altri hanno favorito la conclusione di accordi equivalenti a livello nazionale.
Dai sondaggi organizzati dalla Commissione è risultato che, fino alla fine del 2000, i consumatori erano scarsamente interessati alla doppia prezzatura. Nel 2001 ci si è però impegnati per promuoverne la diffusione, in particolare con un accordo sulla "buona pratica" firmato in aprile da rappresentanti dei consumatori europei, dell’artigianato, della distribuzione, del settore turistico e delle piccole e medie imprese. I commercianti si sono impegnati ad iniziare a fissare e ad indicare i prezzi in euro fin dal settembre 2001, dando maggior risalto ai prezzi in euro che a quelli in moneta nazionale, e a continuare a indicare i due prezzi almeno fino alla fine del periodo di doppia circolazione. Essi hanno inoltre assunto l’impegno di fare il possibile per mantenere stabile il livello d’insieme dei prezzi da loro praticati all’atto della determinazione dei prezzi in euro. Quest’ultimo impegno verrà pubblicizzato con lo slogan europeo "Nuova moneta, prezzi stabili".

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Quali saranno i vantaggi e i costi della doppia indicazione dei prezzi?

La doppia indicazione dei prezzi è uno strumento molto importante per aiutare i cittadini a imparare il valore in euro di beni e servizi, nonché di pensioni, risparmi, salari e stipendi. Essa contribuisce inoltre ad infondere fiducia nella corretta applicazione del tasso di conversione tra la moneta nazionale e l’euro. Un processo di rapido e completo adattamento all’euro agevolerà la transizione per l’economia in generale e per i cittadini in particolare.
È impossibile stimare i costi della doppia prezzatura.

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Come possono prepararsi i consumatori al passaggio all’euro?

Innanzitutto sfruttando tutte le le opportunità per imparare i nuovi valori che assumeranno beni e servizi espressi in euro. Ciò contribuirà a un passaggio ordinato il 1° gennaio 2002, quando verranno introdotte le banconote e le monete in euro. Durante la fase di transizione un grande aiuto in questo senso verrà dalla doppia indicazione dei prezzi nei pubblici esercizi e dalla pubblicazione delle somme in euro a fianco di quelle in moneta nazionale nelle buste-paga, nei mutui per la casa, nei contratti di assicurazione, negli estratti conto delle banche e nelle bollette delle varie utenze.

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Quali cambiamenti possono attendersi i lavoratori dipendenti dal passaggio all’euro?

Il passaggio all’euro si ripercuoterà principalmente sulla denominazione di salari e stipendi e sull’indicazione degli importi monetari nei contratti di lavoro. Durante il periodo di transizione gli accordi e i contratti di lavoro esistenti saranno ancora espressi in valuta nazionale a meno che non ci si accordi con il datore di lavoro sull’uso dell’euro. Per gli accordi e i contratti di nuova stipulazione, le parti potranno scegliere liberamente se usare la valuta nazionale o l’euro.
Nel periodo di transizione sarà possibile effettuare e ricevere pagamenti in euro anche se il proprio conto bancario è denominato in valuta nazionale. I conti saranno automaticamente convertiti in euro il 1° gennaio 2002.

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Come dovranno prepararsi lavoratori autonomi e professionisti al passaggio all’euro?

Con ogni probabilità i lavoratori autonomi e i professionisti rimanderanno il passaggio all’euro alla fine della fase di transizione (1° gennaio 1999 - 31 dicembre 2001) dal momento che operano prevalentemente sui mercati interni e che nel frattempo la maggior parte dei loro clienti e contatti continuerà a utilizzare la valuta nazionale. I preparativi dell’euro dovranno tuttavia iniziare prima: occorrerà adattare la contabilità, le dichiarazioni per il fisco e i listini all’euro, ma sarà possibile avvalersi di appositi "pacchetti di conversione" nati dall’esperienza di coloro che hanno già effettuato il passaggio. La Commissione fornirà la sua assistenza con opportune iniziative e studi.
Questo impegno si tradurrà nella pubblicazione di opuscoli e check-lists che verranno distribuiti su vasta scala.

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Come possono prepararsi le piccole e medie imprese (PMI) al passaggio all’euro?

Innanzitutto bisogna fare attenzione ai tempi : le imprese devono essere pronte ad operare in euro entro il 31 dicembre 2001, e tutti i preparativi devono tener conto di questa scadenza improrogabile. Le imprese dovranno innanzitutto valutare i probabili effetti della transizione su vari aspetti della loro attività, tra cui i sistemi informatici, la contabilità, la definizione dei prezzi e le strutture e modalità di marketing. È importante pensare anche alla gestione di cassa nelle prime settimane del 2002, quando saranno contemporaneamente in circolazione sia la nuova moneta, l’euro, che la moneta nazionale precedente. Occorrerà poi redigere un piano di transizione con uno scadenzario chiaro ed eventualmente definirne in dettaglio i costi. Il piano dovrebbe tra l’altro indicare le esigenze di formazione del personale e di informazione di clienti e fornitori.
Per semplificare la transizione, molte PMI potranno ricorrere a "pacchetti di conversione in euro" forniti da società di consulenza e da associazioni di categoria. La Commissione europea assisterà le PMI fornendo su vasta scala consulenza, documentazione, casistica, opuscoli informativi e check-list.

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Come si sono preparate le grandi imprese al passaggio all’euro?

In molte grandi imprese i preparativi per il passaggio all’euro sono iniziati fin dal 1995-96 e hanno invariabilmente visto la direzione aziendale assumersi la responsabilità di raccogliere questa grande sfida. Nella maggior parte dei casi, sono stati innanzitutto istituiti gruppi di lavoro per valutare i probabili effetti della transizione su vari aspetti dell’attività, compresi i sistemi informatici, la contabilità, i listini prezzi e le strutture di marketing. Si è poi provveduto a redigere e far approvare dal consiglio d’amministrazione un piano di transizione basato su un calendario preciso e su un’indicazione dettagliata dei relativi costi. Il piano indicava tra l’altro le esigenze di formazione del personale e di informazione dei clienti e dei fornitori.
Le grandi imprese che sono passate all’euro già nelle prime fasi del periodo di transizione (1° gennaio 1999 - 31 dicembre 2001) stanno ora iniziando a trarne i vantaggi. Possono accedere ai servizi finanziari in euro ed effettuare più facilmente scambi e investimenti nell’area dell’euro grazie al minor numero di valute che intervengono nelle operazioni. La moneta unica semplifica inoltre la contabilità interna e la redazione dei bilanci, fornendo alle società multinazionali un unico valore di riferimento per tutte le attività svolte nell’area dell’euro.

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Come si sono preparate le banche al passaggio all’euro?

Le banche si sono dovute preparare a lavorare con l’euro fin dal 1° gennaio 1999 per poter gestire i pagamenti delle imprese e dei privati e collaborare con la Banca centrale europea nella conduzione della politica monetaria. Per far questo hanno dovuto adeguare i propri sistemi informatici perché possano lavorare con la nuova moneta, riorganizzare le loro attività sui mercati finanziari, addestrare il personale e mettere a punto nuovi prodotti e servizi per le imprese e i privati. Molte forniscono un aiuto preziosissimo alle imprese che si preparano all’euro e ai cittadini che ne devono imparare il valore. Pur non essendoci alcun obbligo di usare la moneta unica prima del 1° gennaio 2002, le banche si sono dovute preparare per l’eventualità che sempre più clienti chiedano di farlo.
A coloro che desiderano servizi in euro prima del 2002 le banche potranno offrire dei conti in tale moneta. Durante il periodo di transizione (1° gennaio 1999 - 31 dicembre 2001) sarà comunque possibile mantenere i propri conti in valuta nazionale : le banche riceveranno ed effettuaranno eventuali pagamenti in euro a valere su detti conti al tasso di conversione fissato in via definitiva.

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Come si stanno preparando le pubbliche amministrazioni al passaggio all’euro?

Attualmente le pubbliche amministrazioni sono impegnate a : adeguare applicazioni, procedure e attività informatiche ; assicurare la compatibilità dell’intero ordinamento nazionale con la nuova moneta; riorganizzare opportunamente le proprie procedure interne e i conti pubblici e fornire ai cittadini informazioni chiare su tutti i cambiamenti che avranno luogo. Tutti gli 11 Stati membri che parteciperanno alla zona euro dal 1° gennaio 1999 stanno attuando dei piani di transizione.

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Le imprese sono tenute ad annunciare formalmente la data e le modalità del loro passaggio all’euro? In caso affermativo, chi dovrebbe essere informato?

Non esiste un obbligo generale, ma è possibile che le pubbliche amministrazioni di taluni Stati membri partecipanti chiedano alle imprese delle informazioni atte ad agevolare il proprio processo di transizione. Alcune società quotate in borsa ritengono comunque di dover tenere gli azionisti informati sul modo in cui attueranno il loro passaggio all’euro.

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L’euro richiederà la sostituzione di tutto il software o addirittura di tutte le apparecchiature informatiche preesistenti?

In gran parte dei casi, l’introduzione dell’euro non richiederà la sostituzione del software e delle apparecchiature informatiche a meno che il normale ciclo dei rimpiazzi dell’impresa non si completi durante il periodo di transizione. Sarà comunque necessario provvedere a un lavoro a volte molto meticoloso di esame e modifica dei programmi informatici per assicurare che tutti i riferimenti valutari tengano conto dell’euro.

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Al momento del passaggio all’euro le imprese dovranno redigere un apposito bilancio di chiusura/apertura? Sarà necessaria una dichiarazione dei redditi particolare?

La risposta a entrambe le domande è negativa. Se non decidono di farlo prima, le imprese sono tenute a convertire la contabilità in euro al più tardi all’inizio dell’esercizio contabile del 2002. A quel punto la contabilità dell’anno, le dichiarazioni dei redditi e le imposte saranno espressi in euro.

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